“Così è cambiata la nostra vita”

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La notte del 24 agosto di un anno fa fummo svegliati all’improvviso da un letto che sembrava ondeggiare sul mare, da pareti che oscillavano paurosamente, da calcinacci che cadevano all’improvviso e da una grande paura, non solo per quello che vedevamo, ma soprattutto per quello che poteva essere capitato altrove. Un anno è passato, altre scosse sismiche il 30 Ottobre e la neve hanno peggiorato la situazione, tante sofferenze e fatiche sono passate.

Molte case, chiese sono ancora inagibili. Casette provvisorie roulotte e poi scelte se rimanere o andare via. Moltissimo resta da fare. In pochi secondi si distrugge il lavoro di secoli e ci vogliono anni e anni per recuperare il recuperabile. 

Sia nell’immediato che successivamente, l’impegno di molti è stato encomiabile, non solo negli aiuti materiali, ma anche nel sostegno morale, spirituale e psicologico. Tutti i volontari  si sono attivati immediatamente con interventi molto concreti. È scattata la solidarietà, quella che in queste occasioni il nostro popolo sa riscoprire e al quale va dato merito.

Ora dobbiamo guardare avanti. I nostri territori e le nostre comunità non devono morire, la solidarietà non deve spegnersi, solo nella solidarietà e nella collaborazione attiva di tutti (privati e istituzioni) è possibile guardare al futuro con speranza. Occorre partire il più presto possibile con una ricostruzione materiale, ma anche morale, che renda più sicure e resistenti le nostre case e i nostri paesi.

Il terremoto è ancora presente in noi, nella nostra mente e nella nostra vita quotidiana. Sicuramente è cambiato il nostro modo di vivere e di affrontare la giornata. Insicurezza nel domani, paura di tornare a vivere nella nostra casa prima tanto amata ed ora sentita come nemica. Dobbiamo ristrutturare la nostra vita, i nostri rapporti affettivi. Vogliamo pensare in positivo ma è veramente difficile in ognuno di noi.